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Top ten portieri
 
Questa classifica è stata redatta secondo il mio parere tecnico e le immagini e il testo sono stati presi da articoli pubblicati su internet, inoltre puoi dare un'occhiata alle classifiche dei dieci portieri imbattuti in italia e nel mondo e dei dieci portieri goleador. Read more >
 
1° Classificato DINO ZOFF.
 
 

Dino Zoff  nasce il 28/02/1942 a Mariano del Friuli calciatore e allenatore italiano è uno dei calciatori più longevi e vincenti della storia del calcio, esempio di carattere e professionalità cui si ispirano ancora oggi i portieri di tutto il mondo. Il 15 maggio 1983, all'età di 41 anni si ritira uno dei portieri più atipici della storia del calcio: il ruolo di «Numero 1» è spesso ricoperto da giocatori portati al gesto spettacolare, alla bravata; Dino Zoff ha fatto invece della saggezza e del senso della posizione le sue armi vincenti. Proprio la sua serietà e riflessività si sono rivelate utili alla sua successiva attività di allenatore e di dirigente di società calcistica.

Dino Zoff nasce da famiglia contadina, in un piccolo borgo della provincia friulana. Lavora fin da ragazzino in un'officina meccanica di Gorizia, alla quale si reca ogni giorno in bicicletta. Il giovane Dino cresce con l'abitudine alla fatica e al lavoro, parole d'ordine che lo accompagneranno lungo tutta la carriera.
La sua passione è il calcio, quello giocato tra i pali della porta della Marianese, ma a quindici anni il giovane portiere viene scartato dagli osservatori di Inter e Juventus, perché ancora troppo basso e magrolino. La fortuna non tarda però a girare: il talent-scout Comuzzi lo segnala all'Udinese e qui Lugi «Cina» Bonizzoni lo fa esordire in serie A a diciannove anni, il 24 settembre 1961. Nel 1963 si trasferisce al Mantova, voluto da Bonizzoni, e trova l'ambiente giusto per maturare, disputando tre stagioni in serie A e una in B.

Nella stagione 1967/68 Zoff si trasferisce a Napoli, passando dalla provincia a una grande e passionale platea calcistica. Ha un carattere serio e introverso, ma si adatta perfettamente all'ambiente napoletano. Suoi compagni di squadra sono campioni affermati del calibro di Altafini e Sivori, e il Napoli si classifica al secondo posto in campionato.
I successi con il club partenopeo impongono il portiere friulano all'attenzione del c.t. della Nazionale Ferruccio Valcareggi, che lo convoca come vice di Albertosi per i campionati europei. Un infortunio al titolare spiana la strada a Zoff, che esordisce in azzurro proprio a Napoli il 20 aprile 1968 (Italia-Bulgaria 2-0). Il 10 giugno a Roma si disputa la ripetizione della finale dell'europeo contro la Jugoslavia: l'Italia segna due reti e il giovane portiere azzurro rimane imbattuto. In Nazionale totalizza ben 112 presenze, di cui 59 da capitano, e rimane imbattuto per ben 1143 minuti consecutivi tra il 1972 e il 1974, stabilendo un record internazionale.


 
Quando, nel 1972, si trasferisce alla Juventus, Dino Zoff è già un portiere affermato. A Torino disputa 11 campionati, vincendone sei e classificandosi secondo per quattro volte. La carriera di Zoff si caratterizza anche per la sua continuità: totalizza infatti 570 presenze in serie A, di cui 332 consecutive.
Nella stagione 1976/77 arriva il nuovo tecnico, Giovanni Trapattoni, e la Juventus vince la Coppa Uefa, primo trofeo europeo della società bianconera. Grande rammarico sono invece le due finali di Coppa dei Campioni disputate in bianconero e perse contro Ajax e Amburgo.

Dopo il successo europeo del 1968, Zoff torna in panchina nei mondiali di Messico 1970 . È titolare nel 1974 in Germania, ma la spedizione azzurra si conclude mestamente al primo turno. Alcuni anni più tardi l'Italia, affidata a Enzo Bearzot , parte per l'Argentina fra lo scetticismo dei critici, ma approda sorprendentemente a uno spareggio per la finale con l'Olanda. Il 21 giugno 1978 i «Tulipani» ribaltano lo svantaggio iniziale e vincono con due proiettili dalla lunga distanza di Brandts e Haan. I critici accusano il trentaseienne Zoff di essere ormai troppo vecchio e di aver perso i riflessi di un tempo.
Bearzot continua a credere nel suo capitano e lo convoca per l'avventura spagnola del 1982 . Tra gli episodi che portano l'Italia alla finale, spicca la parata del portiere friulano che, al 90', ferma sulla linea il colpo di testa del brasiliano Paulo Isidoro, e salva il 3-2 degli azzurri. L'11 luglio allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid, la compagine italiana si impone per 3-1 nella finale contro la Germania Ovest e Dino Zoff alza al cielo la coppa del mondo. L'anno successivo si ritirerà dal calcio giocato, per passare a una prestigiosa carriera di allenatore (Juventus, Lazio e la Nazionale, guidata fino alla finale degli Europei 2000) e di manager (in particolare nella Lazio, di cui è stato presidente).
 
 
 
 
2° Classificato LEV YASHIN.
 
 

Lev Ivánovič Jáshin nato a Mosca il 22 ottobre 1929, figlio di operai, a 12 anni inizia anche lui a lavorare in fabbrica. La leggenda vuole che i colleghi gli lanciassero bulloni da afferrare al volo. Un modo come un altro per allenare riflessi e presa.Le uniche due squadre in cui Lev Yaschin ha militato sono la Dinamo Mosca e la nazionale sovietica, e la passione per il calcio lo ha “salvato” dal lavoro di fabbrica, a cui era stato iniziato nel 1942, ancora giovanissimo per necessità belliche. E la sua primissima esperienza calcistica l'ha fatta proprio nella squadra dell'opificio in cui lavorava, il Krasnyi Bogatyr. A introdurlo nella Dinamo Mosca fu l'allenatore della squadra di hockey su ghiaccio , altro sport per cui nutriva una passione smodata (tanto da diventare portiere titolare della squadra e vincere anche un campionato nel 1953). Gli tornerà utile nella sua ultraventennale carriera, spesa interamente (dal 1949 al 1970) nella squadra della sua città, la Dinamo Mosca. Con cui vincerà 5 campionati, nella squadra di calcio. Specificazione necessaria, perché nel 1953, quando ancora non riusciva a conquistare un posto da titolare nell'undici calcistico, Yashin gioca come numero uno nella squadra di hockey su ghiaccio della Dinamo e conquista il titolo di campione dell'Unione Sovietica. Una vittoria che prelude all'inizio della carriera calcistica vera e propria. Dall'hockey porterà con sé l'abitudine a deviare il più lontano possibile, coi pugni o coi piedi, tutti i palloni a rischio. Deviare più che bloccare: più la palla si allontana dalla porta minori sono le possibilità di prender gol.

Nel 1954 diventa il portiere titolare della squadra di calcio della Dinamo Mosca, sottraendo il posto alla "tigre" Khomich, numero uno anche della Nazionale. L'avvicendamento si completa anche tra i pali della rappresentativa sovietica che recepisce nella stessa stagione le nuove gerarchie della Dinamo: Yashin è il nuovo portiere della Nazionale sovietica, che difenderà per 78 volte, e con cui parteciperà a quattro Mondiali (tre da titolare - 1958, 1962, 1966 - e uno da riserva - 1970 -), conquisterà le Olimpiadi nel 1956 e gli Europei nel 1960.

Nel 1967 gli viene attribuita la più alta onoreficenza «per i servigi resi alla Patria»: l'Ordine di Lenin. Quattro anni dopo avverrà la sua ultima apparizione in campo, a quarantadue anni, contro il "Resto del mondo". Centomila spettatori: nemmeno un posto vuoto nello stadio Lenin di Mosca, che ospita Pelè, Beckenbauer, giunti a salutare uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. Un tributo che rappresenta la classica chiusura del cerchio: difendendo la porta del Resto del mondo a Wembley nel 1963 contro l'Inghilterra, era nata la leggenda del "Ragno nero"; dopo una serie incredibile di parate che avevano lasciato a bocca aperta tifosi e giornalisti d'Oltremanica.


Lev Yashin muore nel marzo 1990, per un cancro allo stomaco, dopo aver subìto quattro anni prima l'amputazione di una gamba. Nel 2000, in occasione dei festeggiamenti di fine millennio, viene eletto "portiere del secolo" dalla Fifa: difficile trovare un altro che ha difeso per 326 partite la porta della stessa squadra non subendo gol in 207 occasioni. Nessuno come lui. (red. solki)

Per i meriti sportivi acquisiti nel corso della sua carriera, e per il lustro dato all'URSS, Jáshin fu insignito nel 1967 dell'Ordine di Lenin, la massima onoreficenza sovietica in tempo di pace, la seconda in assoluto per importanza.
Per celebrare il suo addio all'attività agonistica avvenuta nel 1971 a 42 anni, fu organizzato un incontro in suo onore a Mosca. Tra i protagonisti in campo a rendere omaggio alla carriera di Jáshin vi furono anche Beckenbauer, Eusébio, Facchetti e persino Pelé.

Dopo il ritiro, Jáshin allenò squadre minori e anche alcune giovanili in Finlandia. Nel 1986, a seguito di un grave incidente automobilistico, subì l'amputazione di una gamba all'altezza del ginocchio. Poco dopo gli venne diagnosticato un cancro allo stomaco e a poco servì un'intervento chirurgico - peraltro mal riuscito - cui si sottopose nel tentativo di salvarsi: morì nel 1990, a soli 61 anni.
Nel 1994, in suo onore, la FIFA istituì il Premio Jáshin da destinarsi al miglior portiere della fase finale dei mondiali di calcio.
Nel 2005, per celebrare il proprio 50° anniversario, l'UEFA invitò ogni federazione nazionale ad essa affiliata di indicare il proprio miglior giocatore dell'ultimo mezzo secolo. La scelta russa ricadde su Jáshin, designato quindi Golden Player dall'UEFA. «Qual è il portiere che non si dispera per un gol subito? Dev'essere tormentato. E se rimane calmo è la fine. Non ha importanza cosa ha fatto in passato, uno così non ha futuro». Con tanti saluti a tutti quei soloni che dicono che il portiere non deve dimenticare i gol presi.

Parole che in bocca ad altri sarebbero discutibili, qui hanno il sapore della sentenza inappellabile. Perché riassumono la filosofia di Lev Yashin, probabilmente il più grande portiere della storia del calcio. Di sicuro l'unico a poter vantare di aver vinto il Pallone d'oro (nel 1963) e aver parato oltre 150 rigori in vent'anni di carriera. E il premio per ciascun tiro dal dischetto neutralizzato era un quadrifoglio da cogliere sotto la rete. Il mito si alimenta anche di leggende. Si vestiva sempre e completamente di nero, ed è diventato il più celebre portiere di tutta la storia calcistica mondiale. Lev Yashin è l'unico estremo difensore ad aver vinto un pallone d'oro, ed è stato il primo esempio assoluto di portiere moderno, con una partecipazione più attiva alla costruzione dell'azione della sua squadra.

 
 
 
 
3° Classificato GIANLUIGI BUFFON.
 
 

Gianluigi Buffon nato a Carrara il 28 gennaio 1978 è un calciatore italiano, portiere della Juventus e della Nazionale italiana, campione del mondo nel 2006. Nello stesso anno è stato premiato dalla FIFA come miglior portiere del Campionato mondiale e si è classificato secondo nella classifica del Pallone d'Oro, dopo il connazionale Fabio Cannavaro.
Nasce in una famiglia di sportivi: la madre Maria Stella Masocco è stata campionessa di lancio del peso e del disco, lo zio Dante Masocco ha giocato a livello nazionale e nella serie A1 di pallacanestro[senza fonte], il padre Adriano è stato campione di lancio del peso e le sorelle Guendalina e Veronica sono state pallavoliste affermate. È lontano parente di Lorenzo Buffon, portiere di Milan, Inter, Fiorentina e della Nazionale.
Tifoso sin da bambino del Genoa, inizia nella scuola calcio U.S.d.Canaletto Sepor, una società di calcio dilettantistica della Spezia che attualmente milita nel campionato di Promozione. Passato nella categoria pulcini, torna a Carrara per giocare nel Perticata, altra formazione dilettantistica. Sia nella squadra ligure che in quella toscana ricopre il ruolo di centrocampista. A 12 anni passa al Bonascola, squadra della sua città natale, ed a 13 anni viene acquistato dal Parma. Nelle giovanili dei ducali, a 14 anni, è costretto a giocare in porta, vista la contemporanea assenza di etrambi i portieri infortunati e, dopo due sole settimane, conquista tra i pali il posto di titolare.
Fa il suo esordio in Serie A nella partita Parma-Milan 0-0 del 19 novembre 1995 a soli 17 anni ed in Europa, in Coppa Uefa, contro il Vitória Guimarães (partita finita 2-0 per i portoghesi) il 24 settembre dell'anno seguente.
Nella stagione successiva (1996/97) è già titolare della squadra emiliana, con la quale colleziona 27 presenze, e l'anno successivo esordisce in Nazionale. Negli anni in cui veste la maglia parmense conquista il titolo di Campione d'Europa Under-21 nel 1996, una Coppa Uefa ed una Coppa Italia nel 1999.

Viene acquistato dalla Juventus insieme a Thuram, per il campionato 2001/02 per la cifra record di 105 miliardi di lire (75 in contanti più la cessione di Bachini), risultando tutt'ora il giocatore più pagato nella storia della società bianconera.
L'inizio non è semplice: le indecisioni contro il Chievo e la Roma scatenano le critiche, ma riesce a riprendersi ed a disputare una buona stagione, coronata con la vittoria del suo primo Scudetto con un emozionante sorpasso all'Inter all'ultima giornata. Dopo aver saltato gli Europei 2000 per infortunio, partecipa come titolare al Mondiale 2002 durante i quali para anche un rigore al coreano Ahn Jung-Hwan, ma l'avventura degli Azzurri finisce male.
Nel 2002/03 gioca una grandissima stagione che lo porta ad essere considerato il miglior portiere al Mondo per quell'anno. Con le sue parate straordinarie diventa una colonna della Juventus, che vince la Supercoppa Italiana ed un altro Scudetto, ma arriva a perdere la Champions League nella finalissima tutta italiana tra Milan e Juventus: dopo aver parato un rigore a Figo nella semifinale col Real Madrid, la finale di Manchester si decide ai rigori e, nonostante pari i tiri di Seedorf e Kaladze, il suo collega Dida fa meglio e la coppa va ai rossoneri (2-3). Tutt'ora gli manca un grande successo internazionale con la Juventus. Quell'anno viene premiato come miglior giocatore della Champions League.
Nel 2003/04 vince un'altra Supercoppa Italiana, ma la stagione non sorride né a lui né alla Juventus, che esce presto dalla Champions League e giunge terza in campionato, mentre Buffon subisce più di 50 reti nel corso della stagione, contando tutte le competizioni che gioca con la "Vecchia Signora". A fine stagione partecipa agli Europei, ma l'Italia esce al primo turno rimediando un'altra figuraccia.
Nel 2004/05, con Capello in panchina, gioca una grande stagione anche se con qualche indecisione che comunque non compromette la corsa verso il terzo scudetto della sua carriera, in seguito revocato per le vicende di Calciopoli, dopo un bel duello contro il Milan. In Champions League trascina la Juve con le sue grandi parate, ma si arrende nei quarti di finale contro il Liverpool.
Il 14 agosto 2005 si procura una lussazione alla spalla dopo uno scontro con Kaká durante l'amichevole Milan-Juventus per il Trofeo Berlusconi. La successiva operazione lo costringe a fermarsi per circa tre mesi, durante i quali viene sostituito da Christian Abbiati, dato in prestito dal Milan.
Torna tra i pali della Juventus alla fine di novembre, in Coppa Italia contro la Fiorentina, ma la sua forma non è eccelsa e Capello preferisce tenerlo in panchina per consentirgli di recuperare meglio la condizione migliore. Ritorna definitivamente titolare a gennaio 2006, sempre in Coppa Italia, nella partita di ritorno contro i viola. Pur non disputando una stagione ad altissimi livelli, conquista il primo posto in classifica con i bianconeri, poi retrocessi in ultima posizione dalla Giustizia Sportiva in seguito a Calciopoli.
Nonostante le grandi prestazioni di queste stagioni non ha parato un calcio di rigore in partite ufficiali per più di tre anni, dal 26 ottobre 2003 al 1° dicembre 2006.
Dopo le vicende di Calciopoli che hanno visto la Juventus retrocedere in Serie B, nonostante fosse cercato da società come Milan ed Inter, decide di continuare la sua avventura con la società torinese.
Durante la stagione nella serie cadetta alterna alcune disattenzioni a grandi parate ed il 18 novembre contro l'Albinoleffe viene espulso per la prima volta in carriera. A fine stagione, dopo aver raggiunto la promozione in Serie A, rinnova il contratto fino al 2012. Durante la nuova stagione in Serie A, prima della partita contro il Genoa, viene eletto miglior portiere del mondo per il quarto anno ed in seguito inizia a soffrire di mal di schiena, causato da una ernia del disco, che lo costringe spesso al riposo lontano dal campo[14]. Il 10 marzo 2008 rinnova il contratto che lo lega alla Juventus FC fino al 2013, dichiarando di voler vincere tutto con la maglia bianconera.

Gioca in tutte le rappresentative giovanili italiane dall'Under-15 all'Under-23. Arriva in finale all'Europeo Under-19 del 1995 e vince l'Europeo Under-21 del 1996.
Debutta in Nazionale maggiore a 19 anni, il 29 ottobre 1997 nella partita Russia-Italia (1-1), andata dello spareggio di qualificazione ai Mondiali 1998. Dopo il Mondiale '98, per il quale viene convocato come terzo portiere e diventa poi secondo per l'infortunio di Peruzzi, diventa a 20 anni il portiere titolare della squadra azzurra, anche se un infortunio lo costringe a saltare gli Europei del 2000.
Ai Mondiali del 2006 in Germania subisce solo due reti, la prima è un autogol del compagno di squadra Zaccardo, durante l'incontro con gli Stati Uniti, e l'altra è il calcio di rigore realizzato da Zinédine Zidane nella finale contro la Francia. Fino a quel momento ha mantenuto la porta italiana inviolata per ben 458 minuti, avvicinandosi al record detenuto da Walter Zenga di 518 minuti, raggiunto nel 1990.
Il 9 luglio 2006, a 28 anni, si aggiudica con la Nazionale italiana la Coppa del Mondo FIFA battendo la Francia ai rigori nella finale svolta all'Olympiastadion di Berlino. Durante la finale è da ricordare la decisiva parata effettuata nei tempi supplementari su colpo di testa di Zidane. Con le sue parate, Buffon è stato uno dei maggiori artefici della vittoria del Campionato del Mondo, ed è stato premiato come miglior portiere del Mondiale (Premio Yashin).
Agli Europei del 2008, indossa la fascia di capitano nella gara d'esordio contro l'Olanda e salva l'Italia dall'eliminazione parando un calcio di rigore ad Adrian Mutu nella seconda gara del girone eliminatorio e mantenendo inviolata la porta azzurra con grandi parate nella decisiva vittoria contro la Francia e nella gara contro la Spagna decisa ai calci di rigore, durante i quali neutralizza, inutilmente ai fini del risultato, il tiro di Guiza.
La UEFA lo ha premiato con il titolo di miglior portiere e, unico caso tra i giocatori del suo ruolo, miglior giocatore dell'edizione 2002/03 della Champions League. Nel 2007, per la quarta volta dopo il 2003[6], 2004[7] e 2006[8], è considerato il miglior estremo difensore in attività dall'IFFHS, organismo che si occupa delle statistiche riguardanti la storia del calcio, che gli ha assegnato nuovamente il premio di "Portiere dell'anno".

 
 
 
 
4° Classificato PETER SCHMEICHEL.
 
 

Peter Schmeichel - nome completo Peter Boleslaw Schmeichel nato a Gladsaxe il 18 novembre 1963 di padre polacco e madre danese, solamente nel 1970 assunse la cittadinanza del paese in cui nacque e crebbe.Difese la porta della Nazionale danese ed è stato campione d'Europa sia a livello di rappresentativa nazionale sia di club.Portiere particolarmente dotato sia per reattività sia nelle uscite fuori dai pali, riusciva a difendere egregiamente la propria porta con le mani o con tutto il fisico, vista la sua notevole stazza. Molti affermano che sia fra i migliori portieri di tutti i tempi insieme a Lev Jašin.

E' un giocatore di enorme personalita' , carica i compagni durante il match e comanda la difesa da leader autentico , ha immane agilita'e difende la porta con tutto il fisico , ha grande reattivita' ed e' regale nelle uscite , e' capace di spingersi anche in avanti sui corner per segnare e quache gol lo ha fatto , motiva i compagni ed e' privo di modestia , possiede un rinvio di mano formidabile.

Dopo le prime esperienze nelle squadre giovanili locali, passò nel 1983 al Hvidovre, nella massima divisione danese, prendendo subito il posto da titolare.Nel 1986 passò al Brøndby IF, uno dei massimi club danesi, con cui vinse quattro titoli nazionali in cinque anni, arrivando alla semifinale di Coppa UEFA del 1991, per un gol segnato dal romanista Rudi Völler all'ultimo minuto. Passò al termine di quella stagione alla società inglese del Manchester United per una cifra di poco superiore al mezzo milione di sterline. A Manchester raggiunse l'apice della carriera, conquistando importanti riconoscimenti a livello di club.Dopo la vittoria di due titoli inglesi, Schmeichel ebbe un alterco con Alex Ferguson dopo una sconfitta contro il Liverpool: dopo essere stato inizialmente allontanato dalla squadra, fu reintegrato nella rosa e poté continuare la sua striscia di successi, fra i quali spiccano i tre campionati inglesi e il memorabile treble del 1999 con la conquista di titolo nazionale, FA Cup e della prestigiosa UEFA Champions League. Quest'ultima vittoria fu la sua ultima partita coi Red Devils, in quanto la stagione seguente passò ai portoghesi dello Sporting Lisbona con cui militò per due stagioni conquistando il titolo portoghese del 2000.Tornato in Premier League nel 2001 nelle file dell'Aston Villa, diventò il primo portiere a segnare un gol nella massima serie inglese il 20 ottobre di quell'anno realizzando un goal su azione contro l'Everton. Chiuse poi la carriera al Manchester City alle soglie dei 40 anni, nell'aprile 2003.


Primatista di presenze con la Nazionale danese (129), iniziò a giocare con la Danimarca nel 1987 e terminò in una partita di addio nell'aprile 2001 contro la Slovenia. In quasi quindici anni di militanza rappresentò uno dei giocatori chiave della Danimarca, guidandola alla vittoria dei campionato europeo del 1992 e partecipando a tutte le edizioni degli Europei dal 1988 al 2000 e ai Mondiali di Francia 1998. Il 3 giugno 2000 ha segnato una rete su rigore contro il Belgio.

 
 
 
 
5° Classificato PETR CHEC.
 
 

Petr Cech  è nato a Plzen il 20 maggio 1982. Altezza: 1.97, peso: 87 kg. Mancino naturale, longilineo potente (197 cm  per 87 kg), fisico elastico,  leve lunghe, rilancia a lunga gittata di braccio e di piede, buon posizionamento, è reattivo negli spostamenti laterali e nelle uscite a chiudere lo specchio della porta, un pò macchinoso nelle prese aeree sui traversoni specie con l'area affollata, si distende su entrambi i lati, meglio sul lungo a sinistra, è dotato di una rapidità felina a dispetto dell'altezza.
Ex giocatore di Viktoria Plzeň, Chmel Blšany, Sparta Praga e Rennes, Cech è arrivato al Chelsea nel 2004, dopo aver vinto nel 2002 il Campionato europeo under-21 con la sua nazionale, della quale adesso è indiscusso titolare in prima squadra. Agli Europei del 2004 Čech non delude le aspettative e si dimostra una grandissima rivelazione; il portiere ceco si esibisce infatti in una serie di eccezionali parate che gli permetteranno di essere nominato nell’"All Star Team" vincendo il premio di miglior portiere della competizione. Nel 2005 Čech è stato votato miglior portiere della Champions League 2004-2005 e secondo miglior portiere al mondo dall’IFFHS. L’anno successivo, anche a causa dell’infortunio di Buffon, è riuscito ad aggiudicarsi il premio. La stagione 2006/2007 vede Petr in forma strepitosa: il portiere ceco salva spesso il Chelsea da situazioni davvero imbarazzanti ma nella partita contro il Reading, Čech registra in infortunio molto serio al cranio: una frattura. Si inizia a parlare di carriera finita, ma smentisce tutti e rientra in campo dopo soli 3 mesi a dispetto delle previsioni, che lo davano per almeno 6 mesi fuori dal rettangolo verde. Ormai Čech si è ripreso perfettamente dal grave infortunio ed è riuscito a ritornare ai livelli pre-infortunio; per evitare ulteriori infortuni che ne comprometterebbero la carriera, l’estremo difensore porta un caschetto protettivo sulla testa.

 
 
 
 
6° Classificato GORDON BANKS.
 
 

Gordon Banks nato a Sheffield il 30 dicembre 1937 è un ex calciatore britannico, già nazionale inglese.

È giudicato il miglior portiere che abbia mai difeso la porta della Nazionale inglese e ha avuto un ruolo importante nella conquista del primo - e, per ora, unico - titolo di campione del mondo da parte dell'Inghilterra (1966). Appassionato del ruolo di portiere fin da ragazzo, Banks giocava in una squadra di calcio di minatori al momento di lasciare la scuola per impiegarsi prima come portatore di carbone, poi come muratore: fu notato dal Chesterfield che gli offrì uno stage di tirocinio. Per le sue buone performance, fu passato dalla squadra giovanile a quella riserve e, a seguito della chiamata al servizio militare, fu mandato in Germania, dove giocò come portiere della squadra del suo reggimento, vincendo la Coppa del Reno, torneo amatoriale per squadre militari. Il manager del Chesterfield Ted Davison offrì a Gordon Banks il suo primo contratto da professionista non appena questi tornò alla vita civile.

La carriera al Chesterfield
Nel 1956 arrivò in finale di Coppa d'Inghilterra giovanile, perdendola contro i pari categoria del Manchester Utd. ma creando le premesse per il debutto in prima squadra, che arrivò tuttavia quasi due anni dopo, nel novembre del 1958, quando la squadra militava nell'allora Terza divisione.Nel giugno del 1959 il Leicester City offrì 7.000 sterline per l'acquisto del portiere, che così passò a un club di Prima divisione, nella quale esordì il 9 settembre di quello stesso anno (Leicester City - Blackpool 1-1) in sostituzione del primo portiere Dave McLaren, uscito per infortunio. Nella seconda metà della stagione, dopo un breve periodo di alternanza con lo stesso McLaren, divenne titolare.Giocò con il Leicester le finali di Coppa d'Inghilterra del 1961 (sconfitta contro il Tottenham per 2-0) e 1963 (sconfitta contro il Manchester Utd. per 3-1), e quelle di Coppa di Lega del 1964 (vittoria per 4-3 contro lo Stoke City nel doppio confronto) e 1965 (sconfitta 3-2 contro il Chelsea). Rimase nel Leicester fino al 1966, quando dalle giovanili della squadra iniziò a farsi strada il promettente Peter Shilton (che poi diventerà portiere titolare della nazionale inglese fino al 1990). Il giovane Shilton rifiutò di firmare un contratto da professionista con il Leicester senza la garanzia del posto in prima squadra: sebbene Banks fosse considerato il miglior portiere inglese del momento, fu messo sul mercato dopo la conquista del campionato del mondo e acquistato dallo Stoke City.

Con la squadra di Stoke-on-Trent raggiunse la finale di Coppa di Lega del 1972 di nuovo contro il Chelsea che nell'occasione fu battuta 2-1 nella finale di Wembley. Nel 1972 Banks fu anche insignito del titolo di calciatore inglese dell'anno.

La storia di Gordon Banks in nazionale è legata all'avvento nel 1962 sulla panchina inglese dell'ex difensore Alf Ramsey, che aveva il compito di preparare al meglio la nazionale che avrebbe affrontato i campionati del mondo 1966 in casa. Banks fu chiamato nel 1963 per la prima volta in occasione di Inghilterra - Scozia e, nonostante la sconfitta per 2-1, ricevette la fiducia di Ramsey, che lo utilizzò in maniera continuativa durante tutto il biennio di avvicinamento al campionato. All'epoca ventisettenne, Banks aveva raggiunto la maturità agonistica e tecnica: prontezza di riflessi, freddezza e capacità di guidare la propria difesa furono le doti che convinsero Ramsey a mantenerlo titolare in nazionale nonostante la presenza di altri buoni portieri che tuttavia non davano lo stesso grado di affidabilità. La fiducia di Ramsey fu ben riposta, perché Gordo Banks subì solo tre goal durante tutta la fase finale del campionato del mondo, due dei quali nel corso della finale vinta dall'Inghilterra] per 4-2 contro la Germania Ovest. La vittoria gli valse, nel 1970, l'onorificenza di baronetto.

Banks fu il portiere titolare anche della squadra che giocò il campionato d'Europa del 1968 in Italia (sconfitta per 1-0 a Firenze contro la Jugoslavia in semifinale, e finale per il terzo posto vinta a Roma contro l'URSS per 2-1) e successivamente del campionato del mondo del 1970 in Messico. A dispetto dell'eliminazione dei quarti di finale contro la Germania Ovest per 3-2 (che così si presero la rivincita di quattro anni prima), Gordon Banks si rese protagonista del suo gesto tecnico più spettacolare proprio durante quell'edizione del campionato del mondo, nell'incontro della prima fase Brasile - Inghilterra: Banks era posizionato sul palo alla sua sinistra attendendo un cross dal fondo dell'ala destra brasiliana Jairzinho: il pallone attraversò in volo tutto lo specchio della porta scavalcando la difesa inglese, e giungendo a Pelé che nel frattempo aveva preso il tempo giusto per saltare e impattare di testa: questi schiacciò a colpo sicuro sul palo più lontano da Banks indirizzando la palla a mezz'aria, ma il portiere inglese riuscì letteralmente a volare da un palo all'altro e ad alzare il pallone sopra la traversa, mentre i brasiliani stavano per esultare al goal segnato. Più tardi Banks avrebbe detto di non essersi accorto di aver deviato il pallone finché non vide Bobby Moore complimentarsi a scena aperta con lui, cosa che lo spinse a guardarsi alle spalle e accorgersi che il pallone era finito sui tabelloni pubblicitari a bordo campo invece che dentro la rete. Per la spettacolarità e la tecnica del gesto, la parata di Banks è considerata tra le migliori, se non la migliore, parata della storia del calcio. Per la cronaca, la partita finì 1-0 per il Brasile, anche se la sconfitta non compromise la qualificazione dell'Inghilterra ai quarti di finale.Dal 1970 al 1972 Banks giocò altre 12 partite in nazionale, condivise con Shilton la difesa della porta inglese, finché il 22 ottobre del 1972 avvenne l'incidente che mise di fatto la parola “fine” alla sua carriera: tornando a casa da una seduta fisioterapica, Banks perse il controllo della sua automobile e finì in un fossato. Benché l'incidente non fosse mortale, le sue conseguenze furono cionondimeno gravi, perché il suo occhio destro rimase irrimediabilmente danneggiato. Banks provò a continuare la carriera, ma dovette rassegnarsi al fatto che la perdita della visione binoculare era un ostacolo insormontabile, almeno per giocare ai livelli a cui era abituato. Shilton a quel punto divenne il titolare della nazionale e, due anni dopo, anche dello Stoke City orfano di Banks. La sua ultima partita in nazionale rimase quindi quella di Glasgow contro la stessa avversaria del debutto, ma con un risultato diverso: Scozia - Inghilterra 0-1, 27 maggio 1972.

Dopo il ritiro forzato dall'attività, Gordon Banks si dedicò alla ricerca di giovani talenti, allenò una squadra di dilettanti, il Telford Utd. e lavorò nel settore commerciale del calcio. Ebbe modo di cimentarsi di nuovo con il calcio giocato nel 1977, con una brevissima apparizione (una partita) nel campionato irlandese nelle file del St. Patrick's e, poco dopo, nella Lega calcio nord-americana nelle file dei Ft. Lauderdale's Strikers.

Attualmente Banks si è ritirato da ogni attività: da un recente sondaggio organizzato dalla TV inglese Channel 4 è emerso tuttavia che egli è tuttora considerato il miglior portiere inglese di tutti i tempi. Nel 2002 ha partecipato alla cerimonia inaugurale della Hall of Fame del Museo inglese del Calcio[2] e ha ricevuto nel febbraio del 2006 la laurea honoris causa dalla Keele University di Newcastle-under-Lyme.
 
 
 
 
7° Classificato ANGELO PERUZZI.
 
 

Angelo Peruzzi nato a Blera il 16 febbraio 1970) è un ex calciatore italiano, di ruolo portiere. Campione del mondo con la Nazionale italiana ai Mondiali di calcio del 2006. Attualmente fa parte dello staff di Marcello Lippi in Nazionale.

Club
Cresciuto nelle giovanili della Roma , esordisce in Serie A il 13 dicembre 1987, in Milan-Roma terminata 0-2 a tavolino a causa di un petardo che colpì il portiere titolare Franco Tancredi. Dalla stagione 86/87 alla stagione 88/89 alla Roma, passa all'Hellas Verona nel 1989 dove retrocede nella serie cadetta. Nella stagione 90/91 torna alla Roma, ma dopo poche giornate è protagonista, assieme ad Andrea Carnevale, di un episodio di doping (risulta positivo alla fentermina), dopo il quale viene squalificato, rimanendo lontano dai campi di gioco fino a fine stagione. Nella stagione 91/92 passa alla Juventus vincendo tutto con il club bianconero, fino al 1999, anno in cui passa all'Inter. Dalla stagione 2000/01 torna a Roma, ma nella sponda laziale, squadra con la quale ha vinto una Supercoppa Italiana ed una Coppa Italia. Annuncia il suo ritiro dal calcio giocato il 29 aprile 2007 al termine del derby Roma-Lazio, finito zero a zero. La sua ultima presenza, a 37 anni, risale ai minuti finali di Lazio-Parma del 20 maggio 2007, come saluto celebrativo. Sia Delio Rossi che i suoi giocatori hanno lo candidato al ruolo dirigenziale come filtro tra squadra e dirigenza, ma il Presidente Claudio Lotito è stato di altro avviso.

Anche in Nazionale la sua carriera è stata costellata di infortuni muscolari, probabilmente dovuti alla sua struttura fisica particolarmente imponente.

Dovette infatti saltare il Mondiale 1998 per il quale era stato convocato come titolare, a causa di un infortunio alla vigilia della competizione lasciando la difesa della porta azzurra a Gianluca Pagliuca. Nonostante queste difficoltà, si è sempre risollevato, riuscendo a centrare obiettivi di grande rilievo, in ultimo, a 36 anni, la conquista del Mondiale 2006, senza però scendere in campo.

Conta 31 presenze in Nazionale, e 12 presenze in Nazionale giovanile di cui 2 in Nazionale olimpica. In Nazionale ha partecipato anche agli Europei 1996 come titolare, ed agli Europei 2004, come terzo portiere.

Dopo l'uscita di scena della Nazionale negli Europei 2008 ed il conseguente ritorno in panchina di Marcello Lippi, ha assunto il ruolo di preparatore dei portieri della Nazionale entrando di fatto a pieno titolo nello staff tecnico.

 
 
 
 
8° Classificato JOSEF DIETER MAIER "SEPP".
 
 

Josef Dieter “Sepp” Maier nato a Metten, 28 febbraio 1944 è un ex calciatore e allenatore di calcio tedesco.Portiere, è considerato uno dei più grandi interpreti del ruolo insieme allo spagnolo Ricardo Zamora, al cecoslovacco František Plánička, all'inglese Gordon Banks, al sovietico Lev Jašin e agli italiani Gianluigi Buffon e Dino Zoff (con il quale, singolarmente, condivide il giorno del compleanno).

Ha giocato per la sua intera carriera professionistica con la maglia del Bayern Monaco, vincendo la Bundesliga quattro volte, e la Coppa dei Campioni per tre volte consecutive. Tra il 1966 e il 1977 ha giocato un ininterrotta sequenza di 422 partite, un record ancora imbattuto nel campionato tedesco. È stato votato come miglior calciatore della Repubblica Federale Tedesca per tre volte (1975, 1977 e 1978). Era soprannominato il gatto dell'Anzing.

Maier ha partecipato a quattro Campionati del mondo consecutivi. Nel 1966 era il sostituto di Hans Tilkowski ed in quell'edizione non disputò nessuna partita. Nel 1970 è stato il portiere titolare e giocò tutte le partite, compresa la partita del secolo Italia-Germania 4-3; concluse il mondiale al terzo posto. Nel 1974, al massimo della forma, fu uno degli artefici della vittoria in finale contro l'Olanda e della vittoria del mondiale in generale. Nel 1978, non più pimpante come quattro anni prima, ma sempre formidabile, fece una buona prestazione (mantenendo la porta inviolata per 386 minuti, dalla prima partita fino al 26' minuto della quinta) ma la nazionale non riuscì a superare il secondo turno. Maier vinse anche l'Europeo di calcio nel 1972 ed arrivò in finale nel 1976, battuto dalla Cecoslovacchia ai calci di rigore. In tutto, collezionò 95 presenze in nazionale.

Oltre che per le sue prodezze in porta, Maier è ricordato per i suoi calzoncini lunghi e per i suoi guanti fuori misura: a causa di ciò, nonostante il suo talento, era visto da alcuni come un pagliaccio. È famosa anche la sua caccia all'anatra all'Olympia Stadion: mentre il Bayern stava attaccando gli avversari, Maier ad un certo punto si annoiò, ma improvvisamente vide un'anatra che si era persa nello stadio. Dato che non si aspettava tiri in porta, Maier cominciò a correre dietro all'anatra attirando tutta l'attenzione dello stadio verso di sé anche se, ovviamente, ogni volta che si lanciava verso l'anatra essa fuggiva.

La sua carriera si interruppe nel 1979 a causa di un incidente in automobile, che rischiò di ucciderlo. Dopo un quasi completo recupero cominciò ad allenare i portieri del Bayern Monaco e poi della Germania. Nell'ottobre del 2004 il suo contratto con la nazionale è stato stracciato con l'avvento di Jürgen Klinsmann, dopo la dichiarazioni a favore del portiere Oliver Kahn e contro Jens Lehmann, riguardo al posto da titolare in nazionale.
 
 
 
 
9° Classificato WALTER ZENGA.
 
 

Walter Zenga nato a Milano, 28 aprile 1960 è un ex calciatore e allenatore di calcio italiano, attuale allenatore del Catania.

Eletto per tre volte consecutive "Miglior portiere dell'anno" dall'IFFHS, dal 1989 al 1991, nel 1990 ricevette anche il premio di "Portiere dell'anno" dall'UEFA. È stato commentatore televisivo e opinionista per Rai Sport, testata sportiva della televisione pubblica.

Zenga entra nel settore giovanile dell'Inter nel 1970, dopo alcuni anni viene dato in prestito alla Salernitana in C1, dove però avrà poca fortuna anche a causa di un clamoroso errore contro il Campobasso. Dopo aver militato nel Savona in C2, difende nelle annate 80-81 e 81-82 i colori della Sambenedettese contribuendo al raggiungimento della serie B da parte della squadra marchigiana.
Ritorno all'Inter per la stagione 1982-83, il titolare è Bordon, ma lui si fa apprezzare nelle 5 gare finali di Coppa Italia. La stagione successiva è titolare ed esordisce in Inter-Sampdoria (1-2). Sono anni di grosse soddisfazioni nell'Inter e nella Nazionale di Azeglio Vicini, con la quale ha stabilito il record di imbattibilità in un mondiale (518 minuti, in una serie di complessivi 981 minuti dall'ottobre 1989 al 3 luglio 1990). Tra i suoi trofei di squadra, lo scudetto dei record 1988-89 con allenatore Giovanni Trapattoni, la Supercoppa italiana e la Coppa UEFA nel 1990-91 e 1993-94. A livello di prestazioni, si è sempre contraddistinto per l'elevata spettacolarità degli interventi, e la grande reattività sulle conclusioni da breve distanza. Nel corso della stagione 1988-89, ha raggiunto livelli di prestazioni così elevati e continui, da dare in più circostanze l'impressione, a tifosi e avversari, di essere imbattibile. Di quella stagione si ricorda solo una prestazione negativa, coincidente con l'eliminazione dell'Inter dalla coppa Uefa per mano del Bayern Monaco (risultato 1-3 al Meazza dopo che l'Inter aveva espugnato Monaco 2-0 all'andata), gara nella quale Zenga subì 3 gol in 7 minuti nel primo tempo (tra il 30' e il 37'), commettendo gravi errori. A livello personale ha vinto 3 volte consecutive il premio quale miglior portiere del mondo, Il pallone di Gemme come miglior portiere nel 1990 dei Mondiali di Calcio.

Dopo l'Inter ha giocato senza continuità, a causa di infortuni, nella Sampdoria e, nella stagione 1996-1997, nel Padova (in Serie B), prima di trasferirsi ai New England Revolution in USA; qui si è fatto valere prima come giocatore e poi come allenatore.

Tornato in Europa, è stato allenatore del National Bucarest nella stagione 2002-2003 portando la squadra all'8° posto e alla finale della coppa nazionale, l'anno successivo ha conquistato il campionato con l'FC Steaua Bucarest. Nella stagione 2005-06 è allenatore della Stella Rossa di Belgrado con la quale conquista lo scudetto serbo-montenegrino e la coppa nazionale. A luglio 2006, Walter Zenga si trasferisce in Turchia per allenare il Gaziantepspor, squadra di media classifica. Qui disputa tutto il girone d'andata raggiungendo il dodicesimo posto in classifica con 5 vittorie, 5 pareggi e 7 sconfitte. Ad inizio gennaio 2007 decide di cambiare aria: rescinde il contratto con la società turca pagando una penale e vola in Medio oriente, precisamente negli Emirati Arabi, dove prende la panchina dell'Al-Ain, una delle più importanti squadre della penisola arabica che porta alla finale in President Cup. Nel settembre 2007 firma un contratto come allenatore della Dinamo Bucarest, che prima del suo arrivo aveva totalizzato solo 7 punti in 5 partite. All'esordio sulla panchina dei campioni di Romania vince 5-2 in trasferta contro il Poli Iasi, segnando un avvio promettente per le ambizioni scudetto del presidente Reuters Nicolae Badea. Tuttavia, nel novembre 2007, dopo un difficile periodo in cui è stato spesso criticato e accusato dai tifosi per la sua tattica eccessivamente difensiva, rassegna le dimissioni. Il 1 aprile 2008 subentra a Silvio Baldini sulla panchina del Catania, con l'obiettivo di riportare la squadra fuori dalla zona retrocessione. Il debutto in Serie A come allenatore del Catania, avviene il 6 aprile 2008 dove la sua squadra sconfigge il Napoli per 3 a 0. Il 18 maggio 2008, pareggiando con la Roma a Catania per 1-1 e grazie ai risultati di Parma-Inter e Empoli-Livorno, centra l'obiettivo salvezza per i siciliani. Nel campionato 2008-2009 è ancora allenatore della squadra etnea centrando nelle prime cinque partite tre vittorie, un pareggio contro la Juventus e una sconfitta contro l'Inter, partita molto sofferta per Zenga, ex d'eccezione (i catanesi vanno in vantaggio per primi per poi essere raggiunti e superati per via di due autogol). Ha dimostrato un grande capacità di lettura della partita, schierando in campo formazioni imprevedibili; infatti altra caratteristica del Catania di Zenga è il trasformismo: è in grado di disporsi agli ordini del suo mister con qualsiasi modulo e di cambiarlo il più delle volte durante la partita senza effettuare sostituzioni. Le uniche costanti finora sono state il portiere Bizzarri, il centrocampista Pablo Ledesma, che ha saltato solo il derby con il Palermo per un infortunio, e l'utilizzo di una sola punta centrale, che però è variata fra Paolucci, Morimoto (usato anche come esterno) e Plasmati. Il 16 novembre 2008 si rende protagonista di un acceso diverbio con il giornalista di Rai Sport Enrico Varriale, durante la trasmissione Stadio Sprint su RaiDue, dopo la sua mancata presentazione con i giornalisti di Rai Sport la domenica precedente.[1][2] Il giorno successivo, tuttavia, i due si sono ritrovati a Coverciano dove hanno fatto pace stringendosi la mano.

 
 
 
 
10° Classificato JEAN MARIE PFAFF.
 
 

Jean-Marie Pfaff a Lebbeke il 4 dicembre 1953 è un ex calciatore belga, che giocava nel ruolo di portiere. Considerato tra i più forti estremi difensori degli anni Ottanta, Jean-Marie Pfaff ha esordito nel professionismo a 16 anni con il K.S.K. Beveren, team con cui vinse una Coppa del Belgio nel 1978 ed uno scudetto l'anno seguente. Successivamente (dal 1982 al 1988) ha militato a lungo in Germania (all'epoca Germania Ovest) nel Bayern Monaco, con cui ha conquistato due coppe nazionali e tre campionati. Titolare della Nazionale belga dal 1976 al 1986, è stato tra i protagonisti del quarto posto del Belgio ai Mondiali messicani del 1986. Nel marzo del 2004 è stato inserito dal grande attaccante brasiliano Pelè all'interno del FIFA 100, la speciale lista che include i più forti calciatori di tutti i tempi. Attualmente è una star della televisione belga per la partecipazione al reality show De Pfaffs , andato in onda nel 2003 e basato sulle vicende della sua famiglia.
Carismatico, bizzarro, geniale, ma contestualmente freddo come un punteruolo di ghiaccio una volta infilati i guantoni; in poche parole le due facce di Jean-Marie Pfaff, immagine pubblica da clown, professionista esemplare sul terreno di gioco. Da zero a mito, dalla roulotte parcheggiata ai lati della piazza principale di Anversa (dimora della sua famiglia, venditori itineranti di professione) ai fasti della nazionale. Finale dell’Europeo 1980, quarto posto a Mexico '86 dopo prestazioni da leggenda contro URSS (4-3 agli ottavi) e Spagna (eliminata ai rigori nei quarti). Il miglior Belgio di sempre grazie al più forte numero uno della sua storia. Insuperabile nelle giornate più ispirate, incubo ricorrente dei rigoristi e della lingua tedesca, maltrattata a più riprese con una sorta di miscuglio fiammingo-germanico entrato nella storia sportiva e di costume del paese. Tre campionati e due Coppe di Germania con il Bayern Monaco, un titolo e una coppa nazionale con il Beveren, provinciale belga da cui tutto ha avuto inizio. Lo chiamavano “fatty”, giocava in porta perché non c’era altro posto dove mettere quel ragazzino discretamente sovrappeso.